Il rapporto che mi lega alle borse ha origini lontane. Non penso alla borsa di mamma perché quella non mi era concesso toccarla, l’ho sempre considerata come un limite entro il quale fosse necessario chiedere permesso.
Cosa contenesse di così prezioso poi l’ho scoperto qualche tempo fa: era il suo spazio privato, l’unico lembo di intimità che le piaceva frapporre tra noi e lei, come se quella borsa contenesse tra scartoffie e fazzoletti ancora un po’ della sua vita da Signorina, così la chiamava.

Quando rifletto sulla dietrologia che porta con sé una borsa mi stupisco ancora di quanto significato inconscio le venga attribuito. Perché non è solo un oggetto, è uno spazio sicuro dove proteggere il ciuccio di tuo figlio, dove nascondere quella multa che ti ha fatto tanto incazzare. Un non luogo dove talvolta ho scovato reperti fossili, come il lucidalabbra glitter indossato ad una festa finita chissà quando.
Se penso al principio però, a quel momento preciso in cui ho caricato la mia borsa di sentimentale valore simbolico, compio un viaggio lunghissimo e mi vedo bambina. C’era ancora la nonna. Con lei non avevo bisogno di permessi di accesso, potevo metterci le mani e scoprire la sua borsa generosa quasi fosse una nave ricca di tesori.
In realtà dentro c’era veramente quel poco: il portafogli di cuoio marrone che alla fine qualche mancia mi toccava sempre, una foto del nonno in bianco e nero di quelle con la divisa militare (ma perché a quei tempi nelle foto erano tutti così seri?), c’era il suo fazzoletto di stoffa con le iniziali ricamate sul bordo… e poi c’era sempre una caramella mou: ancora ricordo nitidamente il colore, lo stupore nell’aprirne l’involucro ed il sapore più buono del mondo.
Sì è stato decisamente quello il momento in cui la borsa è diventata parte integrante del mio mondo. E forse è proprio per questo che ho sempre la sbadata necessità di infilarci la qualunque, trovandomi a portare tra un viaggio in treno e uno in metro un peso pari a quello di un sacchetto di mattoni.
Ho la necessità di riempire il mio mondo di cose di casa per portarle con me quando sono lontana, di cose che un giorno potrebbero tornarmi utili anche se alla fine utili non si rivelano quasi mai, di cose che mi fanno tornare bambina. Oggi quindi desidero mettermi a nudo, scoprendo un po’ di quell’intimo riserbo che per tanti anni ho custodito gelosamente.

Cosa c’è nella mia borsa? Portafogli, chiavi (alcune non ricordo nemmeno quali porte possano aprire), smartphone (ma quello sta più in mano che in borsa), caramelle (che mi ricordano la nonna), sigarette (lo so, dovrei smettere), un rossetto (perché sia mai che debba darmi un tono per una serata decisa all’improvviso), qualcosa da leggere (sapete, mi annoio in fretta), una penna a sfera che maneggio nervosamente quando ho un appuntamento di lavoro importante e poi un taccuino dove mi piace annotare i miei pensieri sparsi.
Lo so, forse non vi ho proprio rivelato tutto il contenuto della mia borsa, ma d’altronde ancora non ci conosciamo bene.

Perchè ogni borsa contiene i segreti di una donna, e una caramella.